lunedì 31 gennaio 2011

Tutti possono sostenere il Bitto storico

(17.01.11) E' partita la campagna a favore del Bitto storico in nome della 'resistenzxa casearia'. Si concluserà a Cheese a Bra in settembre
 
Tutti possono sostenere il Bitto storico

Con tanti piccoli acquisti si può sostenere la causa dei produttori 'ribelli' del Bitto che non hanno voluto piegarsi all'omologazione gustativa, alla svendita dei valori dell'eccellenza di una tradizione secolare. Che hanno tenuto testa ai 'gendarmi del gusto'.

testo e foto di Michele Corti

Il Bitto storico resiste. Ma in questa resistenza ha bisogno di sostegno: morale e materiale.
Le hanno provate tutte per piegare la resistenza dei 'sovversivi del Bitto' all'ortodossia del gusto. L'ortodossia è quella che dice che vuol  far credere che le Dop significano eccellenza e tipicità mentre sono solo l'espressione del livellamento, della mediocrità, dell'adeguamento di tecniche e pratiche particolari, puntigliose, orgogliose alla banalità di metodi standardizzati, semplificati, facilitati, accellerati.


Il Bitto storico si faceva (i 'ribelli' lo fanno tutt'ora così) lavorando il latte sul pascolo a poche decine di metri da dove si munge. A caldo, facendo passare meno di mezz'ora tra mungitura e inizio della lavorazione(aggiunta del caglio). Per fare il Bitto ci volevano quattro ore (e i 'ribelli' fanno ancora così'), oggi per il Bitto 'modernizzato' dop bastano due ore e mezza, Per fare il Bitto si aggiungeva latte di capra (e i 'ribelli' fanno ancora così). Per fare il Bitto non si usavano né mangimi per 'aiutare' le mucche, né fermenti lattici 'selezionati', ma si valorizzava la microflora 'spontanea' presente nel latte.

Il Bitto si faceva solo in alcune valli. Oggi quello dop si fa in tutta la provincia di Sondrio anche dove non vi era alcuna tradizione di lavorazione del formaggio a latte intero ma si facevano solo formaggio magro e formaggette. Si decise così a tavolino 'per avere i numeri'. La mediocrità ha paura di essere messa a confronto con l'originale'. E così i produttori 'storici' scomodi testimoni di quello che era il Bitto autentico sono stati combattuti in modo feroce. Per staccarli dall'Associazione Produttori Valli del Bitto (oggi trasformata nel Consorzio per la salvaguardia del Bitto storico) le hanno provate tutte. Compresi i ricatti e i voltafaccia degli amministratori locali. Comprese le ispezioni dei funzionari del Ministero dell'agricoltura che hanno contestato le infrazioni alle norme di tutela della Dop. E comminate le relative sanzioni (3.000 € pagati + 5.000 € di avvocati per difendersi).


Chi è rimasto fedele al modo di lavorazione tradizionale del Bitto e che lo produce nella zona dove si è prodotto da secoli si è visto multare per 'lesa Dop'. Per aver usato abusivamente il nome 'Bitto'. I depositari di una tradizione che ha crato il mito del Bitto e resa celebre la denominazione si sono visti accusare di usarla abusivamente. E questo perché per sacrosanta protesta sono usciti da un Consorzio di tutela (di cosa?) che ha voluto inserire mangimi e fermenti selezionati nel disciplinare di produzione.

Milano, 15 gennaio: Laboratorio sul Bitto ai Mercati della Terra

Ma la resistenza del Bitto non è solo contro la burocrazia, le lobby industriali camuffate da agricole. É anche una resistenza contro meccanismi di mercato che non riconoscono il valore di un formaggio che viene prodotto con un sistema di pascolo che si rifà a tecniche di uso saggio e rispettoso delle risorse naturali, che viene ottenuto con metodi lenti e attenti, che viene curato amorevolmente per anni nella casera di stagionatura. Ai produttori del Bitto viene corrisposto un prezzo di 16 € al kg per il prodotto fresco. La manodopera di chi cura il formaggio in stagionatura, gli scarti, i costi dell'affitto e della gestione dei locali portano poi a un prezzo di 30, 40, 50, 60, 70 e più € in funzione dell'invecchiamento (fino a 10 anni). Sono prezzi elevati ma etici perché coprono il lavoro di procedimenti del tutto manuali e la rigorosissima selezione qualitativa. Diffondendo questa cultura del formaggio di elevato pregio 'da degustazione' da 'meditazione', il Bitto apre la strada alla valorizzazione di tanti altri capolavori che - in assenza di un adeguato riconoscimento di prezzo - devono arrendersi e lasciare il passo a banali imitazioni che possono essere vendute a prezzi 'normali'. Forse vale la pena di aggiungere che il 'braccio commerciale' del Consorzio, la Società Bitto Trading che ne cura la commercializzazione (con lo stesso presidente del Consorzio e partecipata dal Consorzio stesso) è ben lontana dal fare utili (anche se sta riducendo le perdite e punta ad un'equilibrio economico sostenibile).

Milano, 15 gennaio: il  Bitto ai Mercati della Terra

Potete aiutare concretamente la causa
Il Bitto Storico è un formaggio che con la sua visibilità sostiene la causa più generale degli alpeggi, dei formaggi d'alpeggio e dei pastori. É una causa 'esemplare' che serve a tenere aperta la questione delle Dop, rivelatesi un boomerang per i prodotti artigianali d'eccellenza e per i piccoli allevatori.  Per questo Slow Food, ma anche anche tanti 'gastronomi etici', sostengono il Bitto. Ora Slow Food, dopo il successo della campagna a sostegno dei pecorini artigianali dei pastori sardi, lancia la campagna di 'Resistenza casearia' a favore del Bitto storico.
La campagna prevede la presenza del Bitto storico ai Mercati della Terra e a tanti altri eventi slow ma, soprattutto, 'organizzazione di un  gruppo d'acquisto. Tutti possono parteciparvi. Basta ordinare la confezione di 3 kg di Bitto storico. Il pacco viene spedito a domicilio e comprende:  1 kg del Bitto storico 2010, a € 30/kg; 1 kg del 2009, a 37 €, e 1 kg del 2008 a 44 €/kg. 
E' una straordinaria 'verticale' di tre annate. Il costo totale del pacco comprensivo dei costi di confezionamento e gestione ordini è di 115 € (+ 9 € per la spedizione). Acquistando più pacchi il costo della spedizione incide meno (11 € fino a 30 kg). E' possibile fare l'ordine pagando online con carta di credito o bonifico bancario andando sul sito
www.slowfood.it nella sezione "Resistenza casearia". Le spedizioni partiranno a fine mese. La campagna terminerà a settembre a Bra in occasione di Cheese.
Un modo ancora più efficace di sostenere il Bitto storico consiste nel recarsi direttamente al Centro del Bitto a Gerola alta in provincia di Sondrio (100 km da Milano). www.formaggiobitto.com
Sede: Gerola Alta (SO) - via Nazionale, 31 - tel.+39 0342 690081 Presidente Paolo Ciapparelli cell.  334 3325366  e-mail: info@formaggiobitto.com
Vi ricordo che 3 kg di bitto si gustano a lungo. Se vi paiono tanti dividetelo con amici, perenti e conoscenti o fate degli omaggi. Per conservare bene e a lungo in frigo potete mettere sotto vuoto. Un formaggio con così poca acqua soffre pochissimo con il sotto-vuoto e dura mesi.
Buon Bitto storico a tutti.

martedì 25 gennaio 2011

E' iniziato il corso per assaggiatori

Lunedì sera è iniziato il corso ONAF per assaggiatori.
Nel corso delle prime due lezioni sono stati assaggiati:

Prima lezione
Murazzano DOP
Raschera DOP
Castelmagno DOP

Seconda lezione
Bra tenero
Bra duro
Toma piemontese DOP

Per approfondimenti su questi formaggi VEDI:
http://www.raschera.com/

martedì 18 gennaio 2011

Corso ONAF per Assaggiatori di Formaggi

ULTIMI GIORNI PER ISRIVERSI 
AL CORSO ONAF 
PER ASSAGGIATORI DI FORMAGGI
 

Scarica volantino  
DELEGAZIONE: Firenze

Durata corso dal 24/01/2011 al 28/03/2011
Direttore: Roberto Funghi
Corso di 1° livello



C/o Irecoop Toscana
Via Vasco de Gama, 27
FIRENZE

Calendario


Lez.
Data
Argomento
24/01/2011
Tecnica di Assaggio 1ª P.
25/01/2011
Tecnica di Assaggio 2ª P.
31/01/2011
Il latte
07/02/2011
La Microbiologia
14/02/2011
Tecnologia casearia. I formaggi a pasta molle
21/02/2011
Formaggi a pasta dura
28/02/2011
Formaggi ovini e caprini
07/03/2011
Formaggi a pasta filata
14/03/2011
Cultura e normativa casearia
10ª
21/03/2011
Utilizzazione Formaggi in cucina ed abbinamento vini

28/03/2011
Esame

Orario delle lezioni

     Dalle 20.30 alle 22.30

 
Costo
€ 250,00
(comprensivi di quota associativa annua ed abbonamento alla rivista Caseus)
  

Il corso è rivolto a tutti coloro che, per interesse personale o professionale, desiderano migliorare le proprie conoscenze sui formaggi. Le lezioni prevedono una parte teorica ed una parte pratica. Durante il corso si assaggeranno oltre 30 tipi di formaggi.
Il superamento dell’esame finale dà diritto all’iscrizione all’Albo nazionale degli Assaggiatori ONAF.



Per informazioni ed adesioni
Roberto Funghi, firenze@onaf.it
Tel. 338/9103413


Modalità di adesione

1) Pagamento di acconto di € 150 da versarsi a favore di
ONAF - VIA CASTELLO 5 - 12060 GRINZANE CAVOUR CN
cc bancario IBAN IT 64 V 06906 22511 0000 0000 3401
(od anche via internet con carta di credito dalla pagina http://www.onaf.it/web/pagamentopos.asp).

Causale: ACCONTO CORSO FIRENZE A NOME _________

NB L’acconto verrà restituito qualora il corso dovesse essere annullato.

2) Compilazione del tagliando di iscrizione allegato che deve essere inviato alla Delegazione ONAF di Firenze.
_______________________________________

CORSO ONAF FIRENZE
Tagliando di iscrizione da rispedire a:
Delegazione O.N.A.F. Firenze
Fax 055.5609915 - firenze@onaf.it
Cognome e nome___________________________________
Indirizzo________________________________________
Cap________ Località___________________ Prov_______
Tel__________________ e-mail / fax_________________

Acconto di € 150,00 versato in data ____________________

Nel caso in cui il corso dovesse essere annullato, la quota dovrà essere restituita a favore del seguente c/c bancario:

Beneficiario _____________________________________

Codice IBAN ____________________________________

Firma __________________________________________

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lunedì 3 gennaio 2011

Vietato il cappuccino preparato col latte fresco delle mucche

Da Il Tirreno del 03/01/2011
PIETRASANTA. L’Asl vieta il latte fresco nel cappuccino. Non è una battuta, ma quello che è successo alla pasticceria Margherita di via Mazzini a Pietrasanta. Che da qualche mese aveva lanciato il cappuccino prodotto con latte fresco di un’azienda locale, per la precisione della campagna pietrasantina. Un’idea brillante in linea con la nuova filosofia dei prodotti a km zero. Invece del latte della Centrale di Viareggio che arriva dalla Pianura Padana (ma questo vale anche per altre aziende delle zona), un bel latte che veniva munto la sera, bollito la notte e servito la mattina.

Troppo bello. Perchè l’Asl ha deciso che questa procedura era fuori legge. E così ha vietato il cappuccino al latte fresco appena munto ed è corsa all’allevamento nella campagna pietrasantina per capire come funzionavano le cose. La hanno trovato la vacca Rosina e altre sue colleghe di razza frisona una ventina in tutto — intente a fare il loro lavoro dalla signora Angela Tommasi in via Africa. Che ha rischiato anche una multa da 6mila euro. Lei che rifornisce anche il punto vendita aperto dai coltivatori diretti. L’� arcano sta nelle leggi della Comunità europee.

Norme igieniche imposte agli euroburocrati di Bruxelles dalle multinazionali del cibo (i nomi più o meno noti come Unilever, Nestlè, General food, etc). «La questione è molto semplice — spiegano alla Margherita, dove sono rimasti malissimo della vicenda — che quel latte per essere usato nel cappucino al bar deve essere pastorizzato in un’azienda certificata. Tipo una centrale del latte. Il fatto che noi lo bollissimo non significa niente». Alla Margherita si sono rivolti anche alla Cia, confederazione italiana agricoltori, ma hanno avuto conferma che non c’è niente da fare.

La norma è comunque arzigogolata: alla Margherita non possono usare il latte dell’Africa per fare il cappuccino, ma lo possono impiegare per preparare il gelato (dopo averlo bollito). I tecnici dell’Asl applicano le leggi, come è giusto che sia. Ma sarà il caso di iniziare a ribellarci contro certi diktat di Bruxelles. Qualche anno fa le norme igieniche portarono al sequestro di quintali di lardo di Colonnata. Perchè le conche di marmo in cui si stagionava la groppa del maiale da decenni, non era più a norma igienica. Alla fine le norme Ue si sono adeguate alla tradizione, ed il lardo fu «liberarto».

Ma il merito — lo dice la storia — fu solo del governo francese. Per difendere i suoi 200 formaggi, l’Eliseo impose all’Unione europea l’«eccezione culturale» alle norme igieniche. Sarà il caso che certe «eccezioni culturali» comincino ad essere applicate anche in Italia.
C. Benzio