lunedì 3 gennaio 2011

Vietato il cappuccino preparato col latte fresco delle mucche

Da Il Tirreno del 03/01/2011
PIETRASANTA. L’Asl vieta il latte fresco nel cappuccino. Non è una battuta, ma quello che è successo alla pasticceria Margherita di via Mazzini a Pietrasanta. Che da qualche mese aveva lanciato il cappuccino prodotto con latte fresco di un’azienda locale, per la precisione della campagna pietrasantina. Un’idea brillante in linea con la nuova filosofia dei prodotti a km zero. Invece del latte della Centrale di Viareggio che arriva dalla Pianura Padana (ma questo vale anche per altre aziende delle zona), un bel latte che veniva munto la sera, bollito la notte e servito la mattina.

Troppo bello. Perchè l’Asl ha deciso che questa procedura era fuori legge. E così ha vietato il cappuccino al latte fresco appena munto ed è corsa all’allevamento nella campagna pietrasantina per capire come funzionavano le cose. La hanno trovato la vacca Rosina e altre sue colleghe di razza frisona una ventina in tutto — intente a fare il loro lavoro dalla signora Angela Tommasi in via Africa. Che ha rischiato anche una multa da 6mila euro. Lei che rifornisce anche il punto vendita aperto dai coltivatori diretti. L’� arcano sta nelle leggi della Comunità europee.

Norme igieniche imposte agli euroburocrati di Bruxelles dalle multinazionali del cibo (i nomi più o meno noti come Unilever, Nestlè, General food, etc). «La questione è molto semplice — spiegano alla Margherita, dove sono rimasti malissimo della vicenda — che quel latte per essere usato nel cappucino al bar deve essere pastorizzato in un’azienda certificata. Tipo una centrale del latte. Il fatto che noi lo bollissimo non significa niente». Alla Margherita si sono rivolti anche alla Cia, confederazione italiana agricoltori, ma hanno avuto conferma che non c’è niente da fare.

La norma è comunque arzigogolata: alla Margherita non possono usare il latte dell’Africa per fare il cappuccino, ma lo possono impiegare per preparare il gelato (dopo averlo bollito). I tecnici dell’Asl applicano le leggi, come è giusto che sia. Ma sarà il caso di iniziare a ribellarci contro certi diktat di Bruxelles. Qualche anno fa le norme igieniche portarono al sequestro di quintali di lardo di Colonnata. Perchè le conche di marmo in cui si stagionava la groppa del maiale da decenni, non era più a norma igienica. Alla fine le norme Ue si sono adeguate alla tradizione, ed il lardo fu «liberarto».

Ma il merito — lo dice la storia — fu solo del governo francese. Per difendere i suoi 200 formaggi, l’Eliseo impose all’Unione europea l’«eccezione culturale» alle norme igieniche. Sarà il caso che certe «eccezioni culturali» comincino ad essere applicate anche in Italia.
C. Benzio

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